Platano monumentale, circa 200 anni, Giardino Pubblico “Muzio de Tommasini”

Un tempo gli alberi avevano occhi,
posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero,
ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti,
ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi,
questo non lo ricordo più.

Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo
perché albero non sono più,
o forse sono scivolati lungo le radici nella terra,

o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre.Ma allora perché
quando mi avvicino
sento che
mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché, quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre,
ho voglia di gridare

Cosa avete visto?

Un tempo gli alberi avevano occhi, Ana Blandiana, 2004

 

1.Premessa

Dove possiamo trovare una “storia”? È una domanda a cui si può rispondere in modo molto diverso, sulla base della propria esperienza e in relazione a quale storia si stia cercando: quella della propria vita, della propria strada di casa, della propria città, Paese o continente.
In tutti questi casi, possiamo cercarla nei libri, nei racconti dei testimoni e nei documenti ma, talvolta, le storie si nascondono in luoghi inaspettati, come un parco o un giardino: è il caso degli alberi più vecchi che, quasi come testimoni di un altro tempo, arrivano, vivi, fino a noi, invitandoci a considerare eventi e ricordi che avevamo dimenticato o che mai avevamo conosciuto prima.

I grandi alberi sembrano raccontare, quasi come dei nonni, ciò che hanno “visto” passare di fronte a loro, basti pensare al castagno nel Parco dell’Etna, che gli studiosi stimano avere un’età fra i due e i quattromila anni o agli ulivi millenari del Salento.
Questa “eredità biologica” del nostro patrimonio arboreo è uno dei motivi che hanno spinto, in modo quasi intuitivo, molti cittadini a chiedere una tutela per gli alberi più importanti del proprio territorio. Già nel 1982 infatti il Corpo Forestale dello Stato individuò 1255 alberi considerati monumentali, in tutta la penisola, in risposta a una serie di iniziative di varie associazioni, per esempio l’ “Operazione Grande Albero” del WWF nel 1971.

Queste autentiche capsule del tempo contengono inoltre informazioni preziose che permettono agli studiosi di comprendere meglio l’andamento del clima e delle stagioni attraverso gli anni, di tutelare in modo migliore la biodiversità, dal momento che spesso questi alberi appartengono a specie divenute rare, e infine di ricostruire i principali cambiamenti ecologici e climatici.

Non è da dimenticare poi che tali alberi possono diventare, proprio come i grandi monumenti architettonici, attrazioni per un turismo attento e rispettoso e quindi catalizzatori di sviluppo del territorio in cui si trovano.
Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ne ha registrati ufficialmente 2737, di cui 139 in Friuli-Venezia Giulia (elenco aggiornato al 09/08/2018).

2. Evoluzione normativa

Il percorso che ha portato ad una esplicita copertura normativa di questi monumenti verdi è stato lungo e si è realizzato per piccoli passi a partire dall’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Il primo ingresso esplicito di questi alberi nella legge italiana è relativamente recente ed è merito di una riforma operata dal D. Lgs. n. 63/2008 al Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. n. 42/2004) con la quale i singoli alberi monumentali possono essere dichiarati, in quanto tali, beni paesaggistici. In precedenza, invece, la tutela veniva eventualmente concessa rispetto all’interesse storico o artistico del giardino, del parco o della foresta di cui essi facevano parte.


Cerro monumentale, circa 200 anni, Dolina di Percedol

Il posizionamento all’interno di questo “Codice” non è casuale e bene esprime l’idea che tali alberi siano da considerare proprio come parti di quel patrimonio artistico e paesaggistico a cui fa riferimento la Costituzione e quindi alla stregua dei migliori quadri rinascimentali o delle più pregiate anfore romane.

Passaggio fondamentale in questo percorso è rappresentato dalla L. n. 10/2013 dedicata allo sviluppo degli spazi verdi urbani, che interviene a fissare una definizione di albero monumentale in modo che essi siano più facilmente individuati e dunque tutelati dalle Regioni, a cui è attribuito il compito di raccogliere le segnalazioni dei Comuni, ma anche dei cittadini e delle loro associazioni.

In concreto poi è intervenuto il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) con un decreto a cui hanno collaborato, non a caso, i dicasteri dedicati a turismo e ambiente, sia a specificare la definizione sia ad attivare l’elenco nazionale degli alberi monumentali, pubblico e disponibile on-line.
La monumentalità e quindi l’importanza di un albero non è univoca e anzi può derivare da diversi fattori, per esempio si considerano l’età e le dimensioni, la forma, la rarità botanica ma anche il senso di appartenenza a una comunità che essi sono in grado di destare per essere stati testimoni, per esempio, di eventi storici o di ricorrenze religiose.

Ciò che è interessante è il costante riferimento all’interazione fra albero e uomo, che rimane fulcro e motivazione dell’intera disciplina.

3. Tutela

Come tutti i “nonni” anche gli alberi monumentali hanno bisogno di essere rispettati e salvaguardati.

È la legge, in prima istanza, a richiedere non solo per l’abbattimento ma anche per le modifiche alla chioma e all’apparato radicale, fondamentali per il benessere di queste colonne della memoria, un’ autorizzazione del Comune, concessa “solo per casi motivati e improcrastinabili” che fanno riferimento soprattutto all’esigenza di tutelare la sicurezza e l’incolumità delle persone, tema piuttosto delicato in questi tempi di fenomeni atmosferici tutt’altro che inoffensivi.
Tali autorizzazioni devono necessariamente essere concesse previo parere obbligatorio e vincolante del servizio competente regionale.

In ogni caso, se presente il vincolo paesaggistico, tutta la tutela apprestata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio scatta anche per gli alberi monumentali.

La Regione Friuli-Venezia Giulia ha fra le prime previsto erogazioni di contributi economici ed ha anche emanato vere e proprie linee guida per orientare chi si trova a rapportarsi con questi particolari monumenti e che si trova ad attuare specifiche procedure di indagine attraverso gli esami e le valutazioni di stabilità e salute ai quali seguono interventi anche rischiosi come le potature ad altezze rilevanti, talvolta realizzabili soltanto con tecniche di “tree-climbing”.

Il Comune di Trieste è intervenuto prevedendo specifiche tutele nell’ambito del Regolamento del verde (D.C. n. 13/2014) che interessano tutti gli alberi di pregio, individuati su base dimensionale e quindi a prescindere dalla specifica registrazione come alberi monumentali.
A ciò si ricollega la continua e costante valutazione dello stato di salute non solo di questi alberi ma dell’intero patrimonio arboreo di proprietà del Comune di Trieste, soprattutto quello urbano, e attraverso campagne annuali di verifica di stabilità degli alberi della città secondo il metodo “Visual Tree Assessment” (VTA).

4. Valorizzazione, partecipazione e accordi con i cittadini

La forma più concreta della tutela e della salvaguardia degli alberi monumentali è la loro valorizzazione, con ciò intendendosi non soltanto una promozione turistica, ma soprattutto una stretta relazione fra questi monumenti della natura e la cittadinanza.

In questa direzione emerge innanzitutto la necessità di segnalare questi alberi, come già avviene attraverso l’apposizione di targhette identificatrici, e che in particolare recano l’indicazione di una lettera, specifica per ogni sito (il singolo parco, viale o aiuola) e di un numero, specifico per ogni singolo esemplare censito.

Si evidenziano inoltre una serie di iniziative volte a far conoscere e comprendere l’importanza degli alberi monumentali e del verde in generale, ad esempio con la celebrazione della Giornata nazionale degli alberi, che si svolge ogni 21 novembre anche nella nostra città assieme ai tecnici del Servizio Spazi aperti, Verde pubblico e Strade, le Circoscrizioni amministrative, le scuole e le associazioni.


Messa a dimora di nuovi alberi nel giardino di villa Bazzoni, Giornata nazionale degli alberi 2018


Attività di sensibilizzazione e didattica con scolaresca in bosco Farneto, 21/11/2018

La strada intrapresa è quella di una profonda collaborazione fra Enti Locali e privati cittadini, non solo in quanto eventuali proprietari ma genericamente come parti di quella collettività che si riunisce attorno a queste straordinarie piante. È un concetto che viene chiamato sussidiarietà orizzontale e che discende direttamente dalla nostra Costituzione e, in particolare, dall’art. 118 che invita tutte le componenti dello Stato a incentivare l’iniziativa dei cittadini privati per lo svolgimento di attività di interesse pubblico.

In questa direzione si prevedono, anche nel già citato Regolamento Comunale del 2014 dedicato al verde urbano una serie di possibilità che permettono la partecipazione della cittadinanza nella gestione diretta della “cosa pubblica” e quindi anche degli alberi. Non si tratta di una supplenza del pubblico da parte dei privati ma di una necessaria collaborazione con la cittadinanza attiva e portatrice anch’essa di interessi e capacità degni di essere utilizzati e realizzati.

Vi sono poi strumenti più diretti che il Comune di Trieste mette in campo e cioè quelli dell’affidamento di porzioni di verde pubblico per la sua manutenzione e l’uso da parte di cittadini privati o associazioni; tale scelta viene ammessa anche dal Codice degli appalti (D.Lgs. 50/2016), a testimonianza del ruolo nevralgico riconosciuto a questa tipologia di cooperazione.

Gli affidamenti previsti dal Regolamento sul verde intendono facilitare e estendere la diffusione della partecipazione dei privati alla gestione del verde, da intendersi come conduzione di interventi di pulizia, manutenzione e riqualificazione, compresa la possibilità di coltivazione di orti urbani (in questo ultimo caso si prevede un canone forfetario a favore del Comune per le spese sostenute).
Tutte le attività previste sono svolte in forma di volontariato, ed è in ogni caso escluso lo svolgimento di attività con fini lucrativi.
Lo strumento pratico è quello di una convenzione conclusa fra il Comune e il soggetto privato interessato, che può essere un privato cittadino, un’associazione, una scuola, una parrocchia e anche un operatore commerciale. La porzione di verde è concessa a titolo gratuito ma è ammesso un rimborso spese, su deliberazione della Giunta comunale.
Le aree rispetto alle quali è possibile attivare tale procedura sono porzioni di aree verdi, da intendersi anche come aiuole, comprese quelle spartitraffico, pertinenze di edifici scolastici e fioriere.

Il Comune rimane disponibile per nuove iniziative, visti i buoni risultati delle collaborazioni già in atto nel nostro territorio:

  • le fioriere di Montuzza che vedono impegnati gli alunni dell’Istituto Paritario “Sacro Cuore di Gesù”;

 Aiuole affidate in gestione all’Istituto Paritario “Sacro Cuore di Gesù”

  • alcune fioriere e aiuole affidate a gestori di locali commerciali (Rive e San Giacomo);
  • il giardino di Borgo San Nazario affidato all’Associazione “Amici del Borgo San Nazario”;
  • aree verdi in via Monte Mangart e in via Alpi Giulie affidate al “Club Altura”;
  • l’area verde di via Orlandini e via Ponziana attribuita all’Associazione TriesteAltruista impegnata in una progettazione partecipata con il quartiere;
  • il giardino di via San Michele affidato all’Associazione culturale “AnDanDes”;
  • il sentiero “Baca Rubra” all’interno del Boschetto affidato alla Scuola secondaria di I grado “Mario Codermatz”;

le aree verdi di via Flavia, fra i quali la rotatoria di recente inaugurazione, la cui organizzazione e manutenzione è stata affidata ad illycaffè S.p.A., con cui è stato concluso un “affidamento con il sistema della sponsorizzazione”, parzialmente diverso dal semplice affidamento, visto che è previsto come corrispettivo della gestione del verde la apposizione di targhe informative, con finalità pubblicitaria.

Aiuola di via Flavia, affidata in sponsorizzazione a illycaffè S.p.A.

Area verde di via Orlandini, gestita dall’Associazione TriesteAltruista

5. I nostri alberi

Foto 8. Platano monumentale, circa 200 anni, Giardino Pubblico “Muzio de Tommasini”

Il Comune di Trieste è particolarmente impegnato nella tutela di questi “campioni vegetali” e infatti,
nel registro degli alberi nazionali, attivato nel 2017, compaiono ben 15 alberi nel territorio comunale, a cui se ne aggiungono 2 a Duino-Aurisina e 1 a Muggia. Questo è un buon inizio, meritevole tuttavia di essere sviluppato ed è quindi proprio in questo periodo in cantiere il censimento di ulteriori alberi monumentali, che devono essere individuati e studiati per poi essere inseriti negli elenchi nazionale e regionale degli alberi monumentali.

Fin dal nostro centro cittadino è possibile iniziare un tour attraverso questa particolare lente “verde” sulla storia: sono due infatti i platani (Platanus x acerifolia) monumentali che sono ben radicati nel Giardino Pubblico “Muzio de Tommasini” e che si ergono insieme ai busti a ricordare la grandezza e la storia di Trieste. Questo parco nasce nella seconda metà del XIX secolo, attraverso graduali allargamenti del nucleo centrale (parte “alta”) e su iniziativa del podestà da cui prende il nome, appassionato botanico e gode oggi, nella sua interezza, del vincolo paesaggistico. I due platani raggiungono i 28 e 31 metri, con una circonferenza del tronco di oltre cinque metri; entrambi spiccano per il vigore e portamento.

Alla scoperta di queste ricchezze del nostro territorio entriamo in due splendide ville triestine, Villa Revoltella, nel cui giardino è conservato un grandioso pino d’Aleppo (Pinus halepenisis Miller) mentre a Villa Sartorio possiamo trovare la zelkova del Caucaso (Zelkova carpinifolia) con un altezza di oltre 20 metri e con una architettura vegetale arricchita dalle numerose ramificazioni che partono già a poca distanza dal suolo.
Altri alberi sono stati individuati nelle alture che circondano la nostra città: un gruppo di cerri (Quercus cerris) nella Dolina di Percedol di proprietà comunale e oggetto di usi civici.

Pino d’Aleppo monumentale, circa 170 anni, Villa Revoltella

 Zelkova del Caucaso monumentale, più di 200 anni, Villa Sartorio

6. Altri alberi del territorio

Ben cinque sono gli alberi monumentali che ci permettono di scoprire la storia del Castello di Miramare voluto da Massimiliano d’Asburgo, Imperatore del Messico, il quale ha sicuramente visto gli alberi oggi considerati monumentali: il Corbezzolo (Arbutus unedo L.) il cipresso (Cupressus sempervirens L.) alto più di 18 metri; il Pino grigio (Pinus sabiniana Douglas) alto circa 35 metri; il leccio (Quercus ilexi L.), con un’altezza di circa 25 metri e la sequoia (Sequoia sempervirens (Lamb) Endl.) che raggiunge i 30 metri.
Tutti gli alberi del Parco di Miramare fanno riferimento al Ministero dei Beni Culturali, proprio per la rilevanza artistica e storica del sito dove si trovano che presenta uno straordinario valore anche botanico, sia in quanto a specie esotiche quanto a esemplari assolutamente monumentali e di grandi dimensioni.

Dentro l’Università degli studi di Trieste, in corrispondenza dell’Edificio C11, sopravvissuta alla crescita urbanistica dello spazio circostante, in via Licio Giorgieri, si erge una roverella (Quercus pubescens) che raggiunge un’altezza stimata di circa 15 metri, una circonferenza di 4,10 metri e che risulta caratterizzata da una chioma imponente e dalla grandiosa architettura vegetale.

Roverella monumentale, circa 200 anni, Università degli studi di Trieste