Orario estivo: 8.00 – 19.30
Orario invernale:
8.00 – 17.30
Edificio dell’ex Ospedale Militare, giardino pubblico Muzio de Tommasini, Tribunale, chiesa del Sacro Cuore di Gesù
0-6 anni e 6-12 anni:
scivolo, giochi a molla, casetta
Ippocastano, tiglio, tasso, acero, cipresso, bagolaro.
Divieto d’accesso ai cani
Autobus n. 4, 14, 17, 39, 51

Discreto e nascosto, immerso nel silenzio e nell’ombra, il giardino si trova in via Catullo al numero 5, nei pressi dell’ex Ospedale Militare e non lascia supporre la sua presenza dalla strada principale: per questo motivo offre un particolare momento di riservatezza e di intimità.

Nell’area si trovava nel 1800 la Villa Paul, oggi trasformata in palazzina condominiale; si entrava nella villa dal Vicolo dell’Ospedale Militare.

Nel 1840 Stefano Abro, figlio del commerciante Abramo Abro, suddito inglese che chiese la naturalizzazione austriaca, acquistò la proprietà che poi sarebbe diventata, intorno al 1874, la villa di Oscar Paul.

Al piano terra la villa aveva una torretta con un ampio salone in stile rococò con specchi e bassorilievi e la proprietà disponeva di un maneggio e di un parco trasformato poi in giardino pubblico.

Attraverso un cancello si accede al giardino che si estende attorno ad una serie di vialetti asfaltati che si sviluppano con percorsi curvilinei in leggera salita fino all’area giochi e alle zone di sosta che sono strutturate in modo fantasioso, circondate da siepi sempreverdi e alberi dalle notevoli chiome.

 

 

E’ stato dedicato a due donne, Wanda (1903-1984) e Marion (1905-1993) Wulz il giardino di via Catullo a Trieste. Alla partecipata cerimonia, svoltasi venerdì 25 luglio 2014 sono intervenuti tra gli altri il vicesindaco Fabiana Martini, l’assessore provinciale Mariella Magistri de Francesco, il presidente della Fratelli Alinari Claudio de Polo Saibanti, Marisa Ulcigrai di Fotografaredonna, presenti anche il sen. Fulvio Camerini, il presidente del curatorio del Revoltella Sergio Pacor, il presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini, il prof. Elvio Guagnini, la consigliera comunale Anna Maria Mozzi, nonché rappresentanti della Commissioni pari opportunità e toponomastica del Comune.
Dopo la scrittrice Marisa Madieri, la cantante lirica Fedora Barbieri, un altro giardino del Comune di Trieste viene così dedicato a “due donne importanti per la storia della nostra città”,  le sorelle Wulz, figlie d’arte, che hanno saputo distinguersi elevando la fotografia ai massimi livelli e portando lustro a Trieste. Dopo il censimento e il conseguente blocco alle intitolazioni -ha spiegato il vicesindaco Marini- vogliamo quindi proseguire cercando di colmare quel divario che vede solo il 2% di intitolazioni al femminile nella nostra città. Sempre in quest’ottica -ha detto il vicesindaco- il prossimo 30 agosto dedicheremo anche il giardino di via Boccaccio alla memoria di Leonor Fini. Martini ha inoltre ringraziato Alinari per aver partecipato e sostenuto l’iniziativa odierna, sottolineando ancora l’importanza di trovare ulteriori occasioni per conoscere e riscoprire il valore e l’impegno di tante persone a cui sono dedicate vie o luoghi di Trieste.

L’acquisizione dell’archivio Wulz è stato il mio primo passo nel segno di quanto fatto da Cini nell’allargare gli archivi di Alinari -ha spiegato il presidente Claudio de Polo- che ha  sottolineato ancora l’impegno alla valorizzazione profuso da Alinari, fin dalla sua fondazione nel 1852 e che la vede ora prima azienda al mondo nel campo della fotografia. Trieste e l’Alinari -ha confermato de Polo- i Wulz  li hanno ben seguiti, rispettati e valorizzati ed è auspicabile che i circa 15 mila pezzi presenti nell’archivio possano venir messi in un data base a disposizione di tutti. Il presidente di Alinari Claudio De Polo ha confermato inoltre che fra qualche mese sarà aperto l’AIM (Alinari Image Museum) a San Giusto, mentre sul sito www.alinari.it sono visibili e catalogate circa 800 foto dagli archivi Wulz.
La cerimonia ha visto quindi anche l’intervento di Marisa Ulcigrai di Fotografaredonna che ha evidenziato la “professionalità” e la “modernità” di due donne come Wanda e Marion Wulz, riconosciute dalla città per aver proseguito e valorizzato l’attività del padre e del nonno.

COMTS-GC