Nel giorno del 112° anniversario della nascita del medico e intellettuale concittadino Bruno Pincherle (Trieste 17 marzo 2013-Trieste 5 aprile 1969) l’Amministrazione comunale gli ha dedicato e intitolato alla sua memoria il giardino di via del Veltro.
La semplice cerimonia si è svolta oggi (martedì 17 marzo) alla presenza del vicesindaco e assessore alla Toponomastica Fabiana Martini che ha brevemente ricordato “la figura e l’opera del medico pediatra, intellettuale, antifascista e consigliere comunale per 12 anni, dal 1956 al 1968, che ha contribuito a lasciare una traccia significativa per la nostra comunità. Siamo contenti -ha detto Martini- d’intitolare questo giardino ad una persona che, come pediatra, si dedicava ai bambini e che ha saputo trasmettere anche “passione civica per il bene comune”.

E’ difficile inquadrare Pincherle, perché tanti sono stati i suoi interessi e contributi. Studente del liceo Dante, dove ha tra gli insegnati lo scrittore Giani Stuparich, medico di origine ebraica costretto per le leggi razziali ad abbandonare il suo lavoro, antifascista che partecipò alla Resistenza, storico della medicina, pediatra e studioso di Stendhal. “Nella figura e nella biografia di Bruno Pincherle -ha evidenziato il vicesindaco Fabiana Martini- ci sono tanti elementi che raccontano la storia della nostra città”. Anche per le nuove generazioni diventa quindi importante “conoscere queste persone, vedere cosa hanno fatto e cosa hanno ancora da dire per il nostro vivere quotidiano”.

Bruno Pincherle si laurea in Medicina a Firenze nel primo dopoguerra. Giovane azionista, nel 1925 è a Trieste tra i diffusori del Non mollare; nel 1939 gli viene impedito l’esercizio della professione per le sue origini ebraiche. Nel 1940 finisce in campo di concentramento, a Campagna (SA) e a Sforzacosta (MC). Liberato, è arrestato, dopo il 25 luglio 1943, per aver promosso a Trieste manifestazioni contro il fascismo. Dopo l’armistizio partecipa a Roma (dove lavora alla redazione clandestina di Italia libera), alla Resistenza e dopo la Liberazione si batte a Trieste, dove nel 1956 è consigliere comunale, per la civile convivenza tra italiani e slavi. Nel 1953 Pincherle partecipa con Parri e Calamandrei alla fondazione di Unità Popolare e contro la “legge truffa”. Nel 1969 usce dal PSI, del quale aveva costituito a Trieste una Federazione autonoma.
Da ricordare ancora che a Trieste è attiva una Associazione-Laboratorio che porta il suo nome. I documenti di un Fondo Pincherle sono conservati dall’IRSML del Friuli Venezia-Giulia. Una sua biografia è stata pubblicata da Miriam Coen nel 1995 e rieditata nel 2006. Del 2002 è il libro di Federica Scrimin: “Un dottore tutto matto, sulla testa un gatto: storia e storie di un pediatra”; corredato da illustrazioni dello stesso Pincherle, ha avuto un grande successo tra grandi e piccini.

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